Dal doping finanziario all'italiana al fair play dell'Uefa

bilancioIn tema di bilanci e di calcio sostenibile il 2010 sarà ricordato come l'anno della svolta: in Italia, campione del mondo per i bilanci drogati e non sostenibili, si è arrivati alla messa all'asta della Roma; in Europa, quasi in contemporanea, l'Uefa ha varato il fair play finanziario che limita i passivi di bilancio dal 2012-13 e impone il pareggio tra costi e ricavi a partire dal 2018-19. Con la vicenda della Roma si è visto che col doping finanziario all'italiana magari si riesce a vincere uno scudetto, ma si rischia di rimetterci un intero patrimonio, la normativa Uefa lascia invece immaginare il calcio che verrà con i bilanci in pareggio, pena l'esclusione dalle competizioni internazionali.
Lo scudetto della Roma è del 2001. C'è Carraro presidente della Figc e del Mediocredito Centrale del gruppo Banca di Roma (presieduto da Cesare Geronzi); è l'epoca delle finte plusvalenze sulla compra-vendita di calciatori per centinaia di miliardi di lire; il prof. Uckmar, presidente uscente della Covisoc, lamenta le pressioni della Federazione sull'organismo di controllo e lancia l'allarme sulla situazione fallimentare di quasi tutte le società. Nel 2003 arriva la legge salvacalcio, ma intanto i debiti, così come le finte plusvalenze, si ingigantiscono e la holding di controllo della Roma arriva ad assommarne per più di 800 milioni di euro tanto che Geronzi, e siamo nel 2004, baratta la metà del credito col 49% di Italpetroli.
Negli ultimi anni il doping finanziario nostrano si affina e si entra, per la Roma come per le altre principali società con in testa l'Inter, nella fase delle nuove, più forti e sempre finte plusvalenze; quella della valorizzazione del marchio, degli scorpori e delle rivalutazioni, delle scatole cinesi e del factoring che anticipa incassi futuri. Nel silenzio assordante della stampa tradizionale, con Federazione e Coni che menano vanto del calcio nostrano rispetto a quello inglese e spagnolo, si mettono in atto i cosiddetti illeciti tollerati di cui parla il prof. Boeri; il Sole 24 Ore arriva a scrivere che Inter e Milan non avrebbero i requisiti per disputare la serie C e nessuno si scandalizza, anzi l'Inter del grande mecenate Moratti diventa la nuova padrona del campionato, paga in ingaggi quasi l'80% dei ricavi totali e nel 2007 riesce a perdere 206 milioni di euro su un fatturato di 221. Una squadra campione, quella del mecenate Moratti, campione assoluto anche nelle perdite e nell'invenzione di plusvalenze a tavolino, come abbiamo documentato tante volte su ju29ro.com.
Arriviamo ai nostri giorni con la transazione Unicredit-Sensi e frattanto, il 14 maggio, l'Uefa ha ufficializzato le nuove norme da rispettare in tema di bilanci, concordate con l'Associazione Europea dei Club più importanti. I controlli scatteranno nel 2013 e le società non dovranno aver superato i 45 milioni di perdite nel biennio precedente; questo limite verrà gradualmente ridotto prima a 45 milioni negli ultimi tre anni, successivamente a 30 e poi a 5 milioni; dalla stagione 2018-19 otterranno la licenza Uefa solo le società col bilancio in pareggio. Gli specialisti hanno parlato di break-even rule, la stampa sportiva di fair play finanziario, più semplicemente si tratterebbe di calcio sostenibile come attualmente non è, di un calcio che, quantomeno sulla carta, non sia drogato da sceicchi e petrolieri, finanzieri d'assalto e direttori di banca.
Secondo le prime stime il 50% delle società partecipanti alle competizioni Uefa sarebbe oggi inadempiente rispetto alla nuova normativa, specie in Italia e Inghilterra; per la nostra serie A, in particolare, è stato calcolato un passivo annuale di oltre il 10% rispetto al fatturato complessivo, segno che proprio qui da noi saranno necessari nuovi comportamenti e politiche, a tutti i livelli.
Detto che dal calcolo dei costi-ricavi che sarà annualmente verificato dal Panel dell'Uefa, e non più dagli organismi nazionali, restano fuori gli investimenti per lo stadio e il settore giovanile, si può fare una prima, sommaria valutazione circa l'impatto anche immediato della nuova normativa sulle nostre società più importanti a livello europeo.
In attesa di vedere se la Roma sarà acquistata da un arabo, come spera Totti, o da qualche cordata della capitale, come probabilmente spera il sindaco Alemanno pensando ad un nuovo stadio, va subito detto che il Milan già da tempo sembra sintonizzato sulla normativa del calcio sostenibile: da quando è Marina Berlusconi, presidente della Fininvest, a imporre scelte strategiche e investimenti possibili.
La nuova normativa potrebbe favorire la Juve, grazie alla non lontana ultimazione del nuovo stadio che sicuramente farà incrementare i ricavi: a condizione, però, che la squadra recuperi subito competitività in Italia ed Europa. Quanto all'Inter, prima ancora del fair play dell'Uefa si era fatta sentire la crisi generale che ha messo a dura prova la voglia di Moratti di fare per davvero il mecenate e già dall'anno scorso la società ha puntato a vendere per poi reinvestire in parte il ricavato. Con Ibrahimovic la puntata è stata vincente, resta da verificare se sarà possibile ripeterla per più anni e se si riuscirà a ridurre l'incidenza delle spese di personale sul totale dei ricavi (oggi a livello di primato europeo).
Al di là delle dichiarazioni di facciata e dell'accordo tra Uefa e Società è difficile dire quanto la nuova normativa sia gradita a livello europeo; si è scelto, è vero, di evitare che si ripetano altri casi come quello della Roma, ma si potrebbe correre il rischio che il gap tra le società oggi più forti e le altre aumenti ancora. Probabilmente la normativa favorirà, per tanti motivi, il calcio tedesco; sicuramente sarebbe stata molto gradita ad Antonio Giraudo. La sua Juve è stata l'unica tra le grandi società nazionali a non far ricorso alla legge salva-calcio, a non far finta di vendere il marchio e a gettare le basi per la costruzione del nuovo stadio.