Juve zitta, parla solo Conte: Bergonzi? Molto singolare. Le Iene spiegano.

News, 16 marzo 2012.

Agnelli e Marotta ancora in silenzio. Conte in conferenza stampa: La decisione di designare Bergonzi è molto singolare, visto quello che è successo. Conte su Allegri: Dice che bisogna stare zitti, ma l'unico che parla è ancora lui. Conte: Considero la Juventus una grande squadra, non una provinciale o una squadra di media fascia. Conte ha convocato 23 giocatori: tutti, tranne Barzagli; Chiellini c'è, ma solo oggi si deciderà se farlo scendere in campo. Matteo Renzi e Sandro Mencucci vanno in pressing sull'arbitro, accusando Conte di aver rovinato la vigilia. Le Iene spiegano perché giovedì è saltato il servizio su Bologna-Juventus del 1980; ma è stato solo rimandato, a data da destinarsi. La Lega di serie A nega gli stages a Prandelli. Abete: Persa un'occasione per preparare meglio gli Europei. L'Italia nel Ranking Uefa è sempre quinta, ma deve cominciare a preoccuparsi dell'ascesa del Portogallo.

Parla solo Conte, tutto il resto tace - Era in programma ieri la conferenza stampa, e si è svolta regolarmente. Ma è stato l'unico a parlare. Fosse servito ancora qualcos'altro per indispettire la dirigenza bianconera e rafforzarla nella sua convinzione di dover lottare contro tutto e contro tutti, la designazione di Bergonzi è stata proprio quel qualcosa. E dunque Marotta e Galliani hanno scelto la via del silenzio.
L'occasione per parlare è venuta loro dall'Assemblea di Lega, che avrebbe dovuto portare all'elezione del vicepresidente e di un consigliere di Lega; come di consueto, all'esterno della sede di Lega in via Rosellini erano presenti numerosi cronisti pronti a raccogliere le dichiarazioni di dirigenti e presidenti. Beppe Marotta è arrivato alle ore 10.40, è stato ovviamente preso d'assalto dai cronisti, ma è rimasto in assoluto silenzio. Imitato da Andrea Agnelli, arrivato una mezz'oretta dopo, ma anche lui bravissimo a dribblare i microfoni e ad entrare nella sede della Lega senza rilasciare dichiarazioni.
La scena si è ripetuta all'uscita, quando Agnelli e Marotta sono filati via in silenzio.
L'Assemblea, per la cronaca, si è chiusa con una fumata nera, come ha spiegato l'ad dell'Inter Ernesto Paolillo: "Potevamo rimanere a casa. Tutto rinviato, tutte le elezioni rinviate, si è deciso di non decidere". Per quello che sembra essere diventato l'imperativo categorico dell'etica del calcio italiano.

Per Conte la designazione di Bergonzi è "molto singolare" - Ha stupito un po' tutti, anche se a pensarci bene (anzi male, perché non si fa mai peccato) da Braschi ce la si poteva anche aspettare e naturalmente, alla luce del recentissimo passato, non poteva non stupire Antonio Conte che, premesso che "comunque, secondo me, Bergonzi è un buon arbitro", in conferenza stampa ha commentato così la designazione: "E' inevitabile che la decisione presa sia comunque una decisione molto singolare, visto quello che è successo pochi giorni fa, vista anche l'importanza della partita, per noi, che inseguiamo un sogno, per la Fiorentina, che si trova comunque nella parte bassa della classifica e, tra virgolette, si gioca la partita dell'anno, perché per loro è la partita dell'anno; a noi queste ci deve riempire di soddisfazione perché tante volte quest'anno siamo riusciti a far tornare delle partite dell'anno per le squadre affrontate. Detto questo, la domanda che mi hai posto, che ti sei posto, che mi pongo, che ci poniamo un po' tutti, è stata la decisione migliore? E' la decisione più appropriata? La risposta la avremo dopo la partita, in cui noi comunque - io per primo, la società - non commenteremo assolutamente l'operato dell'arbitro, qualunque sia l'operato".

Conte: Allegri? Chiede il silenzio, ma è solo lui a parlare... - Opportunamente stimolato sulle continue punzecchiature di Allegri, sul goal di Muntari e sulla sua valenza ai fini della classifica finale, Antonio Conte qualche sassolino se lo è voluto togliere: "Sai, io giorni fa, ho letto un'intervista di Allegri, delle dichiarazioni in cui diceva: 'Dobbiamo stare zitti tutti'. E noi l'abbiamo preso alla lettera, perché noi stiamo zitti. Qua l'unico che continua a parlare è lui, Allegri. In più, bisogna dire anche un'altra cosa, che a me dispiace (ridacchia, ndr): ma ogni volta che parla Allegri deve chiedere l'autorizzazione a Marotta e Marotta mi ha pregato di dire di parlare senza chiedere autorizzazione, perché lui deve pensare alla Juve e ogni volta deve chiamare per prendere l'autorizzazione. Quindi, noi continuiamo a stare in silenzio e Allegri continui a parlare. Senza autorizzazione, però, va bene lo stesso".

Conte: Non siamo una provinciale, ma una grande squadra - Uno dei dubbi che gravano sulla formazione di domani è chi sarà il centravanti: Matri o Borriello. E una delle domande verteva appunto su questo punto, avanzando anche l'ipotesi che l'incertezza del posto in squadra potesse destabilizzare psicologicamente entrambi. Ma Conte non l'ha presa granché bene: "Questa è una domanda che puoi fare ad una provinciale - ha ribattuto - ad una squadra di media fascia. Non potete fare questo tipo di domanda ad una grande squadra. Voi considerate la Juventus una grande squadra, io la considero una grande squadra, e questa è una domanda che secondo me non dev'essere fatta. Questa è una domanda che dev'essere fatta ad una provinciale che deve avere comunque dei punti fermi. Noi abbiamo degli attaccanti... non abbiamo l'attaccante titolare in questo momento, abbiamo dei giocatori che sono dei buoni giocatori e che cercano di mettermi in difficoltà nella scelta. Detto questo, siamo arrivati in semifinale di Coppa Italia andando avanti con Borriello e Del Piero, qualcuno se lo dimentica. Abbiamo adottato il turnover, col Novara hanno giocato Del Piero e Quagliarella, però vinci e nessuno dice niente. Questi sono luoghi comuni che lasciano il tempo che trovano. Poi, la potete pensare anche così, però, ripeto, se io a questo punto, l'anno prossimo, per avere la massima efficienza dagli attaccanti, devo già fare delle gerarchie, delle certezze... questa è una stupidità grandissima. Le gerarchie le fa il campo, le gerarchie le fa la settimana, le gerarchie le fa la domenica. Queste sono le gerarchie. E' inevitabile che poi se mi ritrovo ad avere degli attaccanti... l'Ibrahimovic della situazione, questo è un altro discorso".

I convocati: Chiellini ce la fa - Tranne Barzagli che, come si legge nel comunicato del club bianconero, "prosegue nel suo programma di recupero", ci sono tutti: Conte porta infatti a Firenze tutti e 23 giocatori della rosa, incluso Giorgio Chiellini che "ha superato l'elongazione infiammatoria a livello del soleo del polpaccio sinistro ed è a disposizione". Poi oggi Conte deciderà se schierarlo o preservarlo prudenzialmente mandando in campo Caceres al fianco di Bonucci.
Questo dunque l'elenco dei convocati: Buffon, Manninger, Storari, Chiellini, Caceres, De Ceglie, Bonucci, Lichtsteiner, Pepe, Marchisio, Elia, Padoin, Pirlo, Vidal, Giaccherini, Krasic, Estigarribia, Marrone, Del Piero, Vucinic, Quagliarella, Borriello, Matri.
Tra i viola mancherà Jovetic (che non ha ancora recuperato dalla lesione di primo grado del bicipite femorale); convocato invece Behrami, il cui utilizzo rimane comunque in forse per i postumi di una contusione alla coscia; solo stamattina, dopo l'ultimo decisivo provino, Delio Rossi deciderà se farlo scendere in campo.

I viola hanno preparato la partita: Renzi e Mencucci in pressing- C'era da aspettarselo, naturalmente, perché ormai è una spiacevole costante, e naturalmente è successo ancora; Matteo Renzi, il sindaco di Firenze, quello che l'anno scorso sarebbe stato disposto a scambiare un suo infortunio al ginocchio con una vittoria a Torino, mentre richiamava i tifosi a ricordarsi di esser Firenze (ma come se n'eran potuti dimenticare?), e di astenersi dal vilipendio ai defunti, non ha perso l'occasione per attaccare Conte: "Domani c'è Fiorentina-Juventus - ha scritto sul suo profilo Facebook - Ci dicono che siamo provinciali perché per noi è una partita diversa dalle altre. Che ce lo dicano pure. Anche questo è il bello del calcio genuino: la rivalità accesa. Oggi Conte ha rovinato la vigilia con frasi allusive sulla designazione dell'arbitro. Peccato. Però faccio un appello ai tifosi viola. Non roviniamo noi tutto domani. Non permettiamo che qualche incivile insulti i morti dell'Heysel o la memoria di quella grande persona che era Gaetano Scirea. Domani possiamo vincere sul campo e sugli spalti: ridendo e scherzando, ma non toccando la memoria di chi ha perso la vita. Ricordiamoci che siamo Firenze, capitale di civiltà!"
E poi ci ha messo il carico da novanta l'amministratore delegato della Fiorentina, Sandro Mencucci, intervenuto al programma 'Viola nel cuore' su Radio Blu: "Sono a cena con la squadra. E' bene caricarla questa sfida: mi sono stancato di certi discorsi che sento fare altrove; durante la settimana in maniera pacata ho voluto ricordare a tutti di mantenere toni tranquilli e di non parlare di piagnistei o presunti torti subiti. Ricordiamoci che a Parma ci hanno dato un 'rigorino' per le lamentele della squadra gialloblù. Sentire l'allenatore della Juventus che oggi ha pianto non mi fa piacere: adesso basta. Non dobbiamo condizionare l'arbitro prima ancora che entri in campo. Non si fa così. La squadra è carica, Andrea Della Valle è qui con loro, dormirà con loro e tutta la piazza è ugualmente scoppiettante. Le motivazioni per la partita con la Juventus vengono da sole: è la nostra gara e domani sera, dobbiamo farla nostra! Ci sarà solo Andrea domani sera, non Diego, ma sicuramente anche l'ex patròn farà sentire tutto il suo appoggio ed il suo calore per la gara di domani. Rossi ha imparato a capire l'importanza della sfida di domani sera. Ci sarà anche il bandierone sulla Torre di Maratona. La Juve è più forte della Fiorentina e pertanto non trovo giusto che da Torino si tenti già stasera di condizionare l'arbitro. Noi siamo certi che domani assisteremo ad una gara regolare".

Le Iene spiegano il mistero - Era stata ampiamente annunciata sui media, ma chi giovedì sera si è incollato al Tv per vedere come sarebbe stato trattato l'argomento, se sarebbe stata l'ennesima puntata di 'infanga la gobba', è rimasto deluso: il servizio sul calcioscommesse del 1980, con i fari puntati sul troppo chiacchierato Juve-Bologna, non è andato in onda. Ma vi andrà, seppure a data da destinarsi; il perché lo ha spiegato a Tuttojuve.com proprio l'autore del servizio, Paolo Calabresi: "Succede spesso che la scaletta cambi all'ultimo. Parenti (l'autore de 'Le Iene, ndr), ndr) è una fucina di idee e a volte cambiano le cose all'ultimo. Questo servizio in teoria non era pronto ma l'ufficio stampa aveva dato ugualmente l'annuncio mentre noi abbiamo voluto prendere un po' di tempo. Se pensate che il servizio non sia andato in onda per motivi diplomatici o legali la risposta è: no. Il servizio andrà certamente in onda". Ma quando? "Dipende dalle dinamiche. Potrebbe essere giovedì prossimo, ma anche quello dopo se dovessero arrivare servizi di strettissima attualità". Come è venuta a 'Le Iene' questa idea? "Volevamo attaccarci al discorso del calcioscommesse, argomento attuale e credo che siamo di fronte all'alba di una nuova bufera. Perciò ci è sembrato attuale fare una cosa inattuale, come quello di parlare di ciò che è successo nel 1980. Specifichiamo che il servizio tiene presente il fatto che una cosa sono le eventuali combine e un'altra cosa è il calcioscommesse". Cerca di sgombrare il campo da sospetti di partigianeria: "Capisco che sia facile l'associazione Iene=Mediaset=Milan da una parte e Juve dall'altra. Noi prendiamo con grande oggettività le dichiarazioni delle parti, in questo siamo molto obiettivi. Tutto è stato concepito intorno a una figura molto importante del 1980 come Carlo Petrini, che il mondo juventino vede con grande critica ma che noi volevamo ascoltarne le testimonianze, oltre che di altri protagonisti di allora. Volevamo capire se questo personaggio oggi così sofferente ha solo delirato o aveva un fondo di verità, anche sul discorso doping. Infatti abbiamo deciso di dividere l'intervista a Petrini in due tronconi". Ma ai tifosi juventini piacerebbe che si facesse luce, per esempio, su qualcosa di più 'fresco', diciamo Calciopoli... "Calciopoli ha delle situazioni legali aperte dove noi non vogliamo entrare nel rispetto del decorso normale delle cose. Alcuni rivoli sono ancora aperti e non vogliamo ancora prendere posizione". E però ad una campana 'Le Iene' avevano dato voce e spazio, a quella di Gianfelice Facchetti. Quando verrà ristabilita una parvenza di equilibrio, almeno una par condicio in termini di tempo?

Beretta: Niente stages per Prandelli - Eppure, a dispetto delle parole di Paolillo, una decisione in Lega si è presa; lo ha spiegato il presidente Maurizio Beretta: "Abbiamo deciso all'unanimità di non potere accogliere la richiesta del ct e della Figc di mettere a disposizione i giocatori per gli stages. Pur avendo la massima attenzione per le esigenze degli azzurri, a cinque giornate dalla fine e con un calendario così complesso non era possibile accettare la richiesta". A Paolillo sarà sfuggito; comprensibile, l'Internazionale non è usa offrire molti giocatori alla Nazionale azzurra...

Abete: "Si è persa un'occasione" - Il no della Lega di serie A ad avallare la richiesta di Prandelli di poter effettuare due o tre stages di preparazione agli Europei non ha forse colto di sorpresa Abete, che tuttavia se ne è detto dispiaciuto: ''Prendiamo atto della decisione dell'assemblea. Si è persa un'occasione utile e importante per preparare meglio gli Europei. Non c'era nemmeno la motivazione delle squadre rimaste in Coppa. Cogliamo comunque l'occasione per fare una riflessione sul calendario''.

Ranking Uefa: l'Italia, quinta, deve anche guardarsi le spalle - L'ultimo turno delle Coppe europee è stato disastroso per le italiane e, di conseguenza, per il Ranking Uefa dell'Italia. In un sol colpo sono state spazzate via Inter, Napoli ed Udinese (Roma, Palermo e Lazio avevano già salutato in precedenza). E' rimasto in lizza il solo Milan (che dovrà ora vedersela col Barça). Nella classifica europea stagionale siamo quinti (dietro a Spagna, Inghilterra, Germania e Olanda); nel ranking 2012, che prende in considerazione le ultime cinque stagioni e determina il numero di squadre che hanno diritto a partecipare alle competizioni europee, siamo quarti, ma la Germania, dopo averci superato proprio quest'anno, ora ha preso il largo (ha tuttora in lizza tre squadre contro l'unica italiana). Continueremo dunque, come per il 2011-12, ad avere solo tre squadre in Champions League (con la terza che dovrà passare per i preliminari) e si andrà avanti così ancora per un bel po'. Il ranking è guidato dall'Inghilterra (a quota 83.160, con il solo Chelsea superstite nelle Coppe), inseguita dalla Spagna (79.329 e cinque squadre ancora in lizza) e dalla Germania (73.329). Ma l'Italia farà bene a cominciare a guardarsi anche le spalle, perché di corsa sta arrivando il Portogallo (quinto a quota 53.346 e due squadre ancora in gara); poco più sotto c'è la Francia (54.178, con il solo Marsiglia sopravvissuto alle eliminazioni, ma che attende lo sbarco in Europa del Paris Saint-Germain degli sceicchi).
Nel 1999 eravamo primi, poi iniziò la discesa, accelerata da Calciopoli: quell'anno in Champions League non andò la Juve, che aveva stravinto il campionato sul campo, ci andò il Chievo, che era arrivato settimo a 37 punti di distacco. Perché? Perché Campedelli non telefonava, parola di Narducci. Anzi, sì, però non interessava...


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19 aprile 2014, ore 18.30

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